Italia e G20: considerazioni finali
Italia e G20: considerazioni finali

Italia e G20: considerazioni finali

Italia e G20: considerazioni finali

Con ill vertice finale di Roma, alla presenza dei leader delle 20 maggiori economie del mondo, di alcuni Paesi invitati e dei rappresentanti di alcune delle principali organizzazioni internazionali e regionali si è chiusa, lo scorso 31 ottobre 2021, la Presidenza italiana del G20.

Il 2021 è stato un anno particolarmente significativo per il rilancio del multilateralismo. Con il Covid-19 che ci ha dimostrato – e continua a dimostrarci- quanto il mondo in cui viviamo sia interdipendente e fatto di minacce interconnesse, la comunità internazionale ha dovuto necessariamente dimostrare di essere in grado di dare delle risposte comuni e rapide alle principali sfide globali.

I vertici del G20 degli ultimi anni. Fonte: g.20.org

Il G20 doveva essere all’altezza di queste aspettative e doveva essere per l’Italia, presidente di turno del 2021 dopo la delicata parentesi dell’Arabia Saudita del 2020, anche un’opportunità per rilanciare il suo ruolo e la sua credibilità sulla scena internazionale.

Dopo un anno di presidenza italiana, che si accinge a lasciare spazio a quella indonesiana, è tempo di bilanci e resoconti. È questo l’obiettivo principale di questo articolo.

Le basi: che cos’è il G20?

Il G20 è un foro internazionale che riunisce le 20 principali economie del mondo. Si tiene ogni anno e prevede lo svolgimento di un Vertice finale, oltre a diversi meeting ministeriali, incontri o gruppi di lavoro che si tengono durante tutto l’anno. 

I Paesi che ne fanno parte rappresentano più del 80% del PIL mondiale, il 75% del commercio globale e il 60% della popolazione del pianeta. Del foro fanno parte 19 Paesi, più l’Unione europea.
Questi sono:

  • Argentina
  • Australia
  • Brasile
  • Canada
  • Cina
  • Francia
  • Germania
  • Italia
  • India
  • Indonesia
  • Giappone
  • Messico
  • Repubblica di Corea
  • Russia
  • Arabia Saudita
  • Sud Africa
  • Turchia
  • Regno Unito
  • Stati Uniti
  • Unione europea (che è membro a pieno titolo, insieme a tre dei suoi Stati membri, Francia, Germania e Italia. Viene rappresentata ai vertici del G20 dal presidente della Commissione europea e dal presidente del Consiglio europeo).

    A questi si aggiunge la Spagna, che pur non essendo parte, è un invitato permanente. 

Il G20 non ha una struttura permanente. L’ordine del giorno del gruppo e le sue attività sono fissati dalla presidenza di turno, in cooperazione con gli altri Stati membri. Per questo motivo, il Paese che detiene la Presidenza ha importanti responsabilità e opportunità per determinare il futuro del Gruppo dei 20.

Il 1º dicembre 2020 è iniziata la presidenza italiana (la prima della sua storia). Le sue priorità sono state fissate nello slogan 3P: Persone, Pianeta, Prosperità. Nello stesso anno l’Italia si è vista ricoprire anche la co-presidenza della COP26, ritrovandosi dunque al centro del palcoscenico internazionale.

L’Italia e il G20

Il passaggio di consegne, avvenuto un anno fa in un incontro telematico, aveva visto protagonista l’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che aveva inaugurato la presidenza italiana affermando come l’Italia avrebbe saputo «mettere in campo tutto il suo impegno e la sua apertura al dialogo». L’obiettivo era quello di riuscire a lasciarsi alle spalle la terribile pandemia, quella stessa pandemia che aveva fatto del “Conte traghettatore” un Conte protagonista indiscusso del 2020 italiano. 

La situazione politica italiana però, nel corso del 2021, è decisamente cambiata. Dopo la fine del Governo Conte, è stato infatti il turno di Mario Draghi, voluto alla guida di un governo voluto da -quasi- tutte le altre formazioni politiche e che si è presentato da subito fortemente internazionalista ed europeista.

Un cambiamento della scena politica italiana accompagnato anche da un forte cambiamento sulla scena politica internazionale. Da Conte a Draghi, volto conosciutissimo e stimato grazie al suo passato europeo; dall’isolazionismo di Trump all’apertura di Biden; dal lockdown alla corsa contro il tempo per il vaccino contro il Covid-19: è stato un anno particolare.

In questo contesto, l’Italia si è impegnata moltissimo nel rilancio di un approccio che, a detta di Draghi, era l’unico possibile: il multilateralismo. E nonostante le assenze fisiche a Roma di due rappresentanti fondamentali, il leader cinese Xi Jinping e quello russo Vladimir Putin, la presidenza italiana ha avuto ragione.

L’Italia e il G20: tra successi e illusioni

Tra i principali accordi raggiunti, va citato sicuramente la global minimum tax, ovvero l’introduzione di un’aliquota globale minima del 15% sui profitti delle multinazionali, con l’obiettivo di evitare che le grandi aziende continuino a spostare la sede fiscale in Paesi dove le condizioni fiscali sono più favorevoli. L’iniziativa era già stata appoggiata dal G7 e sottoscritta all’inizio di ottobre da 136 Paesi in sede Ocse. Nel primo giorno di vertice a Roma, i leader del G20 hanno approvato l’accordo e si sono impegnati ad attuarlo entro il 2023.

Un altro accordo è quello che riguarda i vaccini: l’obiettivo è quello di arrivare al 40% di vaccinati tra la popolazione mondiale entro la fine del 2021, e il 70% entro il 2022, secondo le linee guida dettate dall’OMS. Per questo, l’impegno del G20 è quello di fornire vaccini e prodotti medici essenziali ai Paesi in via di sviluppo e di rimuovere eventuali vincoli di finanziamento. A sostegno di ciò, Mario Draghi ha voluto che a posare insieme ai leader dei Paesi membri e dei Paesi ospiti, ci fossero anche medici e infermieri della Croce rossa, che hanno avuto un ruolo fondamentale nella lotta al Covid-19.

Infine, il clima. Il vertice ha riaffermando il proprio impegno a rispettare l’Accordo di Parigi e la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. I 20 membri si impegneranno ad evitare l’innalzamento della temperatura globale al di sopra di 1.5° anziché 2° prevedendo anche l’invio di un aiuto finanziario di 100 miliardi all’anno per i Paesi a basso reddito. Un successo, secondo Draghi, che getta solide basi per la COP26 di Glasgow, che però non è stato condiviso da molti.

Basti pensare che Cina, Russia e India hanno rifiutato di impegnarsi per il raggiungimento della neutralità carbonica a livello globale entro il 2050. Proprio per questo, il punto del G20 maggiormente criticato è stato proprio l’impegno per il clima, che ha lasciato moltissimi delusi e con l’amaro in bocca. Un quadro di incoerenza dipinto perfettamente dall’arrivo di quegli stessi leader, all’apertura della Conferenza di Glasgow, a bordo di oltre 400 jet privati.

Il vertice di Roma è stato inoltre l’occasione per rafforzare anche i rapporti transatlantici, con la rimozione di dazi tra Stati Uniti e Unione europea che erano stati imposti dall’amministrazione Trump.

Un nuovo slancio per il multilateralismo?

Servirà del tempo per capire se il G20 avrà davvero permesso di gettare le basi per una nuova fase della cooperazione internazionale. Il G20, se non può essere già considerato un successo, è stato sicuramente un momento di riflessione per una buona risposta globale alle principali sfide globali. 

Un’altra domanda rimane: l’Italia, e il suo G20, è riuscita a portare a termine il suo lavoro lasciando il testimone alla prossima presidenza con una maggiore credibilità a livello internazionale?